L'altra sera rileggevo La Pulce D'acqua uno dei racconti più recenti di
Philip K. Dick.
In questo racconto il buon Dick immagina un futuro lontanissimo, dove gli esseri umani hanno imparato a viaggiare nel tempo, ma hanno perso tutti i capelli e altre parti anatomiche.
Senza tirare troppo per le lunghe, i nostri viaggiatori dal futuro decidono di tornare nella nostra epoca.
La macchina del tempo garantisce il viaggio, ma che dire del look?
"Vado nel Passato! Wow, ma cosa mi metto?"
Gli uomini del futuro di cui sopra conoscono la nostra epoca pressapoco come noi conosciamo la vita e le abitudini dei Sumeri. Esistono degli archeologi che hanno scavato dalla terra diversi oggetti d'uso quotidiano e si sono fatti un'idea, come potevano, delle abitudini in fatto di abbigliamento dei loro avi.
Per cui i viaggiatori di Dick atterrano nel XX secolo indossando coloratissime parrucche da clown e altri accessori improbabili.
Non c'è niente da fare, le pratiche in fatto di abbigliamento sono quanto mai complesse e strettamente intrecciate con il contesto socio-culturale a cui appartengono. Questo le rende difficilmente decifrabili senza condividere lo stesso bagaglio di competenze culturali e sociali. Per questo viaggiare nel tempo, qualora fosse possibile, ci metterebbe di fronte al grande dilemma, spesso quotidiano e contemporaneo, del "cosa mi metto?".
E a quel punto, forse, si svilupperebbe una nuova corrente di stylist e blogger specializzati in outfits e buon gusto d'epoca.